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SCOPRIRE IN TEMPO L'OSTEOPOROSI
19 settembre 2018

SCOPRIRE IN TEMPO L'OSTEOPOROSI

A cura della Dott.ssa Tiziana Giorgetti - Specialista in Ginecologia ed Ostetricia

E’ da un po' di anni che si sente parlare di osteoporosi, aleggia nell'aria tra le varie paure con cui le donne devono confrontarsi con l'avvento della menopausa. Ma quando si chiede di cosa si tratti, ben poche persone sanno di cosa stiamo parlando - al massimo pensano che si tratti di un po’ di mancanza di calcio - e ignorano che c'è la possibilità di fare una diagnosi precisa, di curarla o, ancora meglio, di evitare che insorga.

L'OSTEOPOROSI è una malattia diffusa e progressiva dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un'alterazione della microarchitettura del tessuto osseo, tali da indurre fragilità ossea e predisposizione alle fratture.

E' una patologia tipica dell’età avanzata, più frequente nel sesso femminile - in Italia sono affette da osteoporosi il 23% delle donne contro il 14% degli uomini - nella razza bianca e in età postmenopausale.

I due maggiori determinanti del rischio di sviluppo dell’osteoporosi sono il picco di massa ossea ed il tasso di perdita ossea. Questi due determinanti sono influenzati da fattori di ordine genetico ed ambientale.

Altri fattori di rischio sono:

• ridotta attività fisica

• il fumo

• ridotto apporto di calcio con l'alimentazione

• abuso di alcool e di caffè

• terapie farmacologiche

Maggiore è il numero di fattori di rischio che un individuo porta con sé, maggiore è il rischio che possa avere o sviluppare un’osteoporosi.

La frattura osteoporotica rappresenta l'evento finale di un processo lento, silente ed irreversibile di deterioramento della struttura ossea.

In una persona la presenza di una frattura vertebrale aumenta di 5 volte il rischio di una nuova frattura vertebrale entro un anno dall’evento e, dopo i 50 anni, raddoppia il rischio di frattura del femore.

Da quanto detto si capisce l'importanza di poter individuare le persone a rischio prima che si instauri un'osteoporosi. Ciò è stato possibile dopo la messa a punto e la diffusione delle tecniche di densitometria ossea, che hanno consentito una definizione operativa della malattia osteoporotica.

Prima dell’avvento di queste tecniche la diagnosi di osteoporosi era legata alla dimostrazione radiologica o clinica dell'esistenza delle fratture ossee da minimo trauma.

La diagnosi di ridotta massa ossea con tecnica radiografica è solo possibile tardivamente, allorquando più del 30% della massa ossea è andata persa.

Inoltre, la diagnosi radiologica di rarefazione ossea attraverso il giudizio di radio-lucentezza del radiogramma può essere influenzata da altri fattori come ad esempio i tessuti molli.

La Dual Energy X-ray Absorptiometry (DEXA) è a oggi la tecnica di elezione per la diagnosi di osteoporosi, in particolare per quel che si riferisce ai due distretti più significativi da essa esplorati, la colonna lombare e l’epifisi prossimale del femore.

I parametri forniti dalla DEXA sono il contenuto minerale osseo e la densità minerale ossea, che viene espressa in unità di T-score, ovvero in deviazioni standard di riduzione del valore della densità minerale ossea rispetto al valore medio del giovane adulto sano (picco di massa ossea).

L'Organizzazione Mondiale della Sanità e la European Foundation for Osteoporosis and Bone Disease di comune accordo – per porre fine alla difformità fino a quel momento esistente - nel 1994 hanno fissato i criteri per la diagnosi di osteoporosi basati sui risultati dell’esame densitometrico osseo e del T-score.

La diagnosi di osteoporosi viene posta per valori di T-score inferiori a -2.5; poiché ciascuna unità di T-score corrisponde a circa il 10% del valore di picco di massa ossea, è evidente che la diagnosi viene posta laddove la decurtazione di massa ossea sia almeno pari al 25% rispeto al picco.

Il valore soglia del T-score di -2.5 per la diagnosi di osteoporosi ( proposto dall'OMS) è applicabile solo alla DEXA e pertanto non è estendibile ad altre metodiche di studio come la QTC (TAC Quantitativa) o la QUS (Ultrasonometria Quantitativa).

La DEXA per le sue caratteristiche tecniche è in grado di monitorizzare le variazioni nel tempo della mineralizzazione ossea, va ripetuta - quando necessario - con intervalli non inferiori ai 12-18 mesi a seconda dei casi.

Poiché il collo del femore e la colonna lombare sono sede delle fratture più invalidanti, costituiscono i distretti elettivi di studio.

La mineralometria sullo scheletro intero (Total Body) non offre sufficienti validazioni per la predittività del rischio di frattura. Da quanto sopra detto si evince l'importanza di eseguire la Densitometria Ossea DEXA a tutte la donne in menopausa, alle donne e agli uomini con fattori di rischio o di età avanzata, perché con questo semplice esame è possibile individuare i soggetti a rischio e quindi mettere in atto tutte le misure – sia di ordine medicoche abitudini di vita - in grado di prevenire l’insorgenza di frattura ossea, che una volta insorta tanto pesa sulla qualità di vita della persona e dei sui familiari.

 

 

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